Il Cinema di Corallo* vol. 4 “La Grande Abbuffata”

Nel film “La grande abbuffata” di Marco Ferreri, c’è una scena in cui Ugo Tognazzi fa sesso con la protagonista femminile, Andréa Ferreòl, impastandole il culo con la torta che sta preparando. É una delle scene che furono censurate a suo tempo assieme ai baci alla francese di Mastroianni e altLomogram_2016-03-27_11-25-55-AMri momenti grotteschi. A rivederle oggi non appaiono così scabrose quelle scene, anzi. Dal 1973, data di uscita del film, siamo spettatori abituati a tutto, e non solo al Cinema ma anche in TV e sul Web. Perciò quella merda che – ieri – esplodeva dal cesso inondando le stanze – oggi – diventa un simbolo potente. É il messaggio stesso dell’opera che si é compiuto: la nostra società continua a ingurgitare ed espellere per inerzia fino a ricoprirsi di escrementi. Un pompino fatto in un armadio passa tranquillamente in Tv mentre un personaggetto scorreggia allegramente e tutti ridono, ci si fanno discussioni a riguardo, addirittura tavole rotonde dove partecipano altri personaggetti. La merda è arrivata ovunque, “La grande abbuffata” s’è avverata ma a morire non sono i protagonisti del film né quelli squallidi della tv, anche se metaforicamente sono già morti nell’anima. A morire organicamente sono sempre i soliti stronzi che sono morti dall’inizio del mondo e che non hanno nemmeno mangiato o scopato granché durante la loro permanenza sulla terra. Ma questo è un dato di fatto. Se il pregio dell’Arte é quello di penetrare con anticipo i tempi svelandoli agli increduli borghesi, il film di Ferreri lo ha fatto. Eppure di grandi abbuffate ce ne sono sempre state. Dalle orge greche e latine, via via nella storia fino ad oggi. Gaio Sallustio Crispo, attorno al 40 a.c. già scriveva del crollo dei valori di Roma, voracità dei pubblici amministratori – ambitio multos mortalis falsos fieri subegit, aliud clausum in pectore, aliud in lingua promptum habere – avidità imbevuta di veleni – avaritia pecuniae, venenis imbuta – lussuria e prostituzione universale. Perché l’umanità, quando può, mastica e caga allo sfinimento, in ogni epoca, e questo lo dico io. “Mangia! Se tu non mangi, non puoi morire!” urla Tognazzi a Michel ingozzandolo di purè.
Il film l’ho rivisto un sabato notte, il giorno dopo sarebbe stato ovviamente domenica, “Buon appetito, oggi si mangia, si scopa e si caga”, ho pensato. É tutto un epifenomeno? Vanitas vanitatum? La vita è un’allucinatoria esperienza corporea, tutto qui? Forse, forse no, forse vaffanculo.
Il fatto é che “La grande abbuffata” é un film intellettuale dove pure Pasolini si è messo a scriverne sopra: “totalmente neorealistico è il dialogo, dove mai la parola è pregiata, a causa dell’assoluto privilegio conferito alla chiacchiera. La lingua di tutto il film […] è solo e semplicemente “fatica”. Si parla solo per parlare, e si parla sempre d’altro: ma quest’ “altro” è insignificante. E’ il “più o meno” piccolo borghese”, cit. da “Cinema Nuovo” n. 231, 1974. Già, la “parola insignificante” che nel film è affannosa per il troppo cibo, sesso, merda, e che voleva denunciare una vuotezza di spirito, oggi, è diventata la parola perfetta per giornalismo, tv, web e social network. Se di eccessi in negativo la Storia s’è sempre riempita – lasciando i soliti stronzi a morire – almeno si tentava di mantenere uno stile epico che oggi non c’è più e che vogliono addirittura cancellare. Sembra che oltre alla merda sul pavimento vogliano ridurre tutto a pochi essenziali termini basici anche nel linguaggio. Si scrive male e si scrive solo di stronzate. E se usi un termine che per loro è poco ortodosso o una foto che a loro non piace, nonostante lo schifo che lasciano passare ogni giorno, ti censurano.
Ne “La grande abbuffata” si parla di morte. I quattro protagonisti maschili desiderano morire e ci riescono. Ed é quasi tutta gente morta anche nella realtà, tranne l’attrice Andréa Ferrèol, che ha 70 anni e fa ancora fiction per la tv. Lei, come nel film, ancora sopravvive. Ultimo messaggio di speranza è il femminile che accompagna gli uomini negli eccessi ma si ferma un istante prima della fine, perché la donna é il simbolo della resistenza alla pulsione di morte in quanto destinata dall’esistenza alla connessione organica con la vita, ora e sempre. Resistenza.

Joker, la genesi di Batman

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La questione fondamentale sul film “Joker” non è l’origine della follia del Joker, ma l’origine della follia di Batman.
La critica cinematografica si divide su un film quando dovrebbe contemplare l’insieme. Ma non lo fa. Allora ci penso io.
Si tratta di un cambio di valori collegati alla nostra visione filosofica del mondo. E’ la follia del Joker a dare vita a Batman. Joker genera Batman. Perché nessuno lo ha ancora sottolineato?
Chi è Batman? In origine è Bruce Waine, bambino traumatizzato dalla morte dei genitori, miliardario, benefattore, playboy, che diventa un vendicatore notturno.
Chi è Joker? In origine Arthur Fleck, bambino seviziato dai genitori, povero, solo, borderline, che diventa il re della rivolta.
Joker è esattamente il contrario di Batman. Joker è la vita disgraziata di Batman. Ma entrambi diventano pericolosi.
Al di là della trama del film, quando si analizza un Eroe, bisogna analizzare la Nemesi a cui questo si oppone. E viceversa. Se fino a ieri Batman era buono e giusto, oggi con il nuovo passato del Joker, il valore di Batman vacilla. Perché se adesso Joker è giustificato a impazzire, Batman lo è meno a punire. Ecco il cambio di valori. Se non si analizza questo passaggio manca un pezzo importante. Inoltre Joker non rappresenta il Male bensì il Kaos. Joker ruba i soldi nelle banche e poi li brucia. Batman accumula denaro e poi lo dà in beneficenza, oltre a usarlo per costruirsi marchingegni costosi. Joker vuole l’anarchia, Batman vuole l’ordine. Se ci si ferma solo sulla figura del Joker si rischia di non occuparsi di Batman.
Come diceva Bill in “Kill Bill”, parlando di fumetti con Beatrix Kiddo, l’unico vero super-eroe è Superman. Perché Superman nasce Superman. Tutti gli altri eroi dei fumetti si travestono, ma sono uomini, mentre Superman è Superman. E Superman è la critica all’umanità. Superman è il Bene, l’umanità è il Male.
Con le origini della follia di Joker si crea l’origine della follia di Batman. Lo ripeto, Joker genera Batman. E un eroe lo si valuta dal suo nemico. Perciò, con questo film, Batman inizia a non essere più il rappresentante del Bene bensì la deviazione del sistema: occulto, vendicativo, paternalista, simbolo della giustizia fai da te, all’americana. E Joker inizia a non essere più il rappresentante del Male bensì il risultato di quel sistema. Per dirla spicciola, Bruce Waine non vende l’azienda di famiglia per salvare Gotham ma si traveste la notte per picchiare i cattivi che gli hanno ucciso mamma e papà. Bruce Waine adora la violenza tanto quanto ognuno di noi, se solo possedessimo soldi e potere. E’ per questo che, invece, siamo tutti più simili al Joker, perché siamo miseri, angosciati e sull’orlo della follia.
Batman ha bisogno di Joker, come Joker ha bisogno di Batman, perché entrambi sono umani, quindi imperfetti.

Le nuove origini di Joker lasciano intravedere una falla nella perfezione dei nostri eroi. Quindi una falla nella nostra giustizia. E, per esteso, nella nostra esistenza terrena.

L’importanza di questo film non sta nella trama ma nell’intenzione filosofica contenuta in essa.

Link utile sull’analisi del “Nemico”: http://www.bonifacci.it/?cat=25

La mano e l’anguria

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E’ la mia mano che regge una piccola anguria. Ci ho visto qualcosa di protettivo, come un bambino piccolo e arrotolato su se stesso stare al sicuro nel palmo del padre. Un’anguria che dovrebbe significare un frutto ingombrante invece qui è tenera, quasi indifesa. Anche le cose che nel nostro immaginario assumono proporzioni grottesche cominciano la loro vita in forma dolce. Ho osservato le mie dita. Stanno diventando come quelle di mio padre e dio mio nonno, stanno invecchiando. Sto evolvendo in un frutto meno tenero e più ingombrante al contrario della piccola anguria. E’ la foto delle mie contraddizioni, questa. E’ anche qualcosa di erotico, è mano virile di uomo che tiene un giovane seno di donna, sodo, rotondo, giusto. Da ultimo ho pensato: “E se invece della mia mano che regge una piccola anguria, come fosse un bambino arrotolato o il giovane seno di donna, avessi pubblicato la mano di una ragazza che tiene un qualsiasi ortaggio oblungo, quali pensieri avrei avuto? La volgarità avrebbe vinto, per forza. In certi casi è vero che all’uomo spetta la poesia, suo malgrado. E’ un’altra contraddizione dell’esistenza…”, dopodiché ho messo la foto sul web. E’ piaciuta. Chissà poi cosa ci vede la gente in una mano di uomo che regge una piccola anguria, vallo a capire…

Libertà e sugo coi peperoni

L’uomo veramente libero è colui che rifiuta un invito a pranzo senza sentire il bisogno di inventare una scusa.
(Jules Renard)

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Sono tornato a casa tardi dal lavoro oggi e stavo per mangiarmi un schifezza cedendo alla stanchezza, al nervosismo, all’incertezza della vita e alla vacuitá del mio frigo.

Poi ho pensato “No, non cedere, uomo!”.

Allora mi sono messo a fare il sugo semplice col pomodoro e basilico, “Ecco, bravo…”, ma poi ho ripensato, con la fame crescente, “Già che ci sei fai anche quello coi peperoni” e l’ho fatto.

Questo per dire che nella vita bisogna credere e non cedere, anche quando sei solo, anche se hai poche cose in dispensa, anche se la sera inizia ad essere fredda qui a Milano.

Almeno fino a quando non ti sposi e allora “Cazzo, ho lavorato fino a mó! Manco un sugo hai preparato?!” potrai dire a lei che ti risponderà “Ma vaffanculo, mica sono la tua cuoca!”, e tu potrai rimpiangere quel sugo coi peperoni che ti facevi la sera e ti restava sullo stomaco, ma almeno la colpa la potevi dare solo a te stesso.

“Ma vedi ‘sto cretino, pure il sugo pronto vuole…” continuerà intanto a dire lei, amandoti con odio #corallino

Per molti, libertà è la facoltà di scegliere le proprie schiavitù.
(Gustave Le Bon)

weinstein e l’argento

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Ok, ormai la notizia ha più di una settimana e nella prospettiva del web é, quindi, vecchia.
Ne parlo lo stesso.
Tutti si sono espressi a proposito del produttore hollywoodiano e delle attrici che hanno ammesso di aver subito abusi e violenze da Weinstein. Tra queste donne, anche Asia Argento ha denunciato il fatto. Ma lo ha fatto dopo vent’anni dall’accaduto sentendosi poi chiamare “troia” dal popolo di internet per non aver parlato chiaro e subito. Lei si é difesa dicendo che tutte le donne coinvolte erano spaventate da Weinstein e proprio come loro ha temuto il suo potere fino ad oggi.
Io sono un uomo, il mio pensiero sarà sempre condizionato dall’esserlo, però ho provato a riflettere.
Molto spesso uomini “di potere” hanno molestato donne promettendo favori e carriere stellari. In un mondo come quello del cinema di Hollywood immagino sia sempre stato all’ordine del giorno, no? Non dico sia giusto, dico sia un fatto. E molte promettenti attrici non avranno accettato e altre ancora sí, chi può dirlo?
La questione però è un’altra: perché tutta questa rabbia contro Asia Argento? Forse perché migliaia di donne, ogni giorno, vengono abusate e molestate, forse perché non tutte loro stanno provando a far carriera nel cinema né sono figlie di un noto regista né tantomeno hanno assunto un’aria da rockstar glamour come lei, é chiaro? Lo ripeto, ogni giorno il genere femminile é sottoposto ad abusi da parte di uomini “di potere”. Ogni giorno il genere femminile subisce violenze. Ogni giorno una donna teme di dire ad alta voce quello che le é accaduto sentendosi assurdamente colpevole nonostante non sia colpa sua.
Ogni giorno, é chiaro?
Il fatto é che Asia Argento non sembra aver denunciato Weinstein per liberarsi da un dolore atroce che la distruggeva nell’intimo o per esortare altre donne a parlare ribellandosi al silenzio. No, sembra  che Asia, la nostra italica strafottente figlia di Dario, ex compagna di Morgan, attrice e regista, modella, monella, tossichella  etc. lo abbia fatto – in fin dei conti – per ricevere tutto il nostro calore, affetto e compassione. Nonché il nostro devotissimo applauso. Un applauso per Asia Argento che mentre frequentava Hollywood e faceva la star in realtá soffriva per colpa del potente produttore di film americani.
Un applauso per Asia, mentre migliaia di altre donne sono rimaste vittime e zitte.
Ecco, forse é questa la sensazione di rabbia che é emersa malamente dal popolo del web che l’ha insultata.
Per quanto mi riguarda, da uomo, ho compreso da vicino il dolore delle donne che han subìto questi fatti e la loro rabbia sia per chi ha parlato sia per chi é rimasto zitta/o. Ho capito che esiste un rancore profondo in entrambe le direzioni e in entrambi i casi. Da uomo, ho capito che il genere umano é miserabile e violento il più delle volte. Ma questa é una cosa che ho capito in generale e abbastanza tempo fa. Però, come dicevo all’inizio, é una notizia di almeno una settimana, perciò é storia vecchia. Fino alla prossima violenza, no?

Il Cinema di Corallo*, Vol.2, “La Sirenetta voleva Sesso e X-factor”

sirenetta piercingLa prima volta che ho visto “La Sirenetta” avrò avuto dieci anni, forse undici. E non al cinema ma a casa, in soggiorno. Sì, per forza in soggiorno, è là che c’era il videoregistratore.
Poi l’avrò rivisto altre mille volte perché mia sorella, la Stellina, era davvero piccola e continuava a ficcar dentro la videocassetta mentre io me ne stavo seduto al tavolo da pranzo, a far finta di studiare. Mia sorella comandava, non c’era un cazzo da fare, e che volessi o meno dovevo vedere la Sirenetta, punto. E’ per questo che, formalmente, posso dire d’aver avuto una relazione con l’adolescente dai capelli rossi e il reggiseno a conchiglia. Per forza ci sono rimasto condizionato.
– Di che cazzo stai parlando?! – fa Corallo* spuntando dalla mia stessa ombra.
– Lo sai benissimo – dico io.
– Devi demolire anche “La Sirenetta”? Non t’è bastato “Titanic”? [ vedi: Il Cinema di Corallo*, Vol.1 ]. A me quella ragazzina è sempre piaciuta, lasciala stare.
– E’ normale che ti sia piaciuta, Corallo. Per un sacco di motivi. Te li dico?
– Sentiamo.
– La Sirenettta è bellina, vive in fondo al mare e ha tanta voglia d’avventura. Anzi sta proprio smaniando, a dirla tutta. E’ piena di sesso, ma è inconsapevole.
– Già, aveva un’aria furba la ragazzina.
Pure io ero un ragazzino. E anche se avevo già dato dei baci con la lingua e toccato qua e là certe mie coetanee, non mi era del tutto chiara l’intera faccenda del sesso. C’era ancora un mondo da scoprire. Così come nella fiaba di Andersen, dove la sirenetta ha quindici anni, il padre è il Re del Mare, e c’è la questione di uscire in superficie a vedere il mondo.
– Certo, anche nel film va così…
– Sì, Corallo, ma ci sono un sacco di differenze con l’originale, perché la Disney è diabolica.
– La Disney?
– Sì.
– E perché cazzo sarebbe diabolica?
Prima di spiegarlo, c’è da dire che al di là del lato corallino ero turbato dalla Sirenetta.
Insomma mi piaceva parecchio, forse più di Lamù (che era più erotica), e forse proprio perché Ariel era mezza nuda ma innocente, umida ma senza mai capire il perché, curiosa ma impedita.
Nel film della Disney la protagonista era come noialtri in preda ad ormoni e pulsioni che spingevano ogni giorno.
– Già, il sesso, la chiave di tutto.
– Sì, Corallo, proprio il sesso.
– Beh?
– Fai conto che se mia madre entrava in soggiorno, mentre quella cassetta continuava a girare nel videoregistratore, mi sentivo una vergogna addosso, come se mi avesse sgamato a fare chissà che…
– Sfigato.
– Eppure era da parecchio che mi facevo le pippe coi giornaletti e fumavo le canne in strada, senza rimorsi, ma mentre passava quel cartone animato mi sentivo allo scoperto…
– Essì.
– Come se mia madre potesse leggermi nella mente.
– Le madri lo fanno.
– Come se potesse capire che provavo una reale attrazione per quella ragazzina dai capelli rossi, capisci? Ariel era là a guardare verso l’alto, oltre la superficie, per capire cosa cazzo stesse succedendo là fuori…
– E per il sesso.
– Esatto, il lato diabolico della Disney.
– Perché Andersen non la faceva pensare al sesso?
– Nella fiaba originale il Re del Mare dà il permesso alla figlia di dare uno sguardo oltre la superficie, perché così dice la tradizione delle sirene, e lei lo fa. Così scopre che gli esseri umani hanno le gambe e un’anima eterna, mentre lei dovrà morire e tramutarsi in spuma di mare. Per questo motivo fa un patto con la Strega: rinunciare alla voce per avere i piedi.
– Beh?
– Invece nel film il padre proibisce ad Ariel di andare in superficie, e rende tutto più eccitante, punto primo. E punto secondo, è pieno di riferimenti sessuali. Dalla forma fallica del granchio che le sta sempre attorno, alla canzone che dice “Under the sea, darling it’s better, down where it’s wetter, take it from me” (In fondo al mare, tesoro è meglio, sotto è più bagnato, prendilo da me), fino alle immagini nella caverna della Strega del Mare.
– La strega è un puttanone.
– Già, è una femmina corrotta, piena di curve, ammicca di continuo. E’ lurida rispetto alla ragazzina. E nel film c’è tutta una motivazione per cui Ursula, così si chiama la strega, vuole corromperla per conquistare il Regno del Mare. Cosa che manca nella fiaba, dove la strega è semplicemente una strega e fa il suo mestiere. Nella versione Disney invece ha il ruolo d’antagonista che cova rancore. In pratica è una terrorista.
– Tipico, no?
– Senza contare che il film è del 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Da quel momento in poi l’U.R.S.S inizia a smantellarsi.
– E allora?
– Ursula è un riferimento all’U.r.s.s.
– Mah.
– Comunque, sia nel film che nella fiaba la sirena rinuncia alla propria voce per avere le cosce. Ormai il patto è fatto, e lei si ritrova su una spiaggia, tutta nuda.
– Già.
– E deve conquistare l’amore del solito Principe, altrimenti muore. Come a dire che una ragazzina sta al mondo solo per trovare un fidanzato. Ma è muta, e il tizio non è tanto sveglio.
– E’ proprio un coglione.
– Sì.
– Beh, poi?
– Qui c’è la differenza abissale tra la favola e il film. Nella versione di Andersen la Sirenetta non riesce a fare innamorare il principe e quello va a cercarsi un’altra ragazza nel paese a fianco, stop. Allora le sorelle di lei si fanno tagliare i capelli, li portano alla Strega del Mare e in cambio si fanno dare un pugnale. Se la Sirenetta sgozza il principe e col suo sangue ci si bagna i piedi può tornare in fondo al mare, altrimenti muore.
– E lei?
– Rinuncia ad accoltellare il tizio, che comunque non l’ama, e si trasforma in spuma di mare. Ti rendi conto?
– Cazzo, non me lo ricordavo.
– La versione disneyana va totalmente in un altro modo. Quei bastardi eliminano l’azione più importante della protagonista femminile. E mentre nella fiaba originale lei è un’eroina, nel film ricade tutto sulla Strega del Mare che tenta di sposare il Principe usando la voce della Sirenetta.
– Beh, mica scema.
– E il Principe, che non ha mai fatto niente in vita sua, sale sul relitto di una nave e riesce a farla fuori penetrandola con la punta di legno che sta davanti alle barca…
– Il bompresso.
– Quel coso, sì.
– E’ un altro riferimento sessuale?
– Lo è tutto in questa analisi.
– Vuoi dire che la protagonista è una donna ma a risolvere tutta la faccenda è il bellimbusto che penetra?
– Esatto.
– Beh, ma chi se ne fotte, no? La Sirenetta della Disney ci piace proprio perché è bellina, vuole uscire dai confini di casa del padre, ha voglia di sesso e ha ispirato un bel po’ di fantasie erotiche. Porca puttana eva cazzo, anche tu sei stato fidanzato per anni con una dai capelli rossi, gli occhioni maliziosi e del segno dei pesci, no?
– E’ vero.
– E allora storia chiusa, anche se la Disney manda a puttane il senso delle fiabe, ok.
– Non ho detto che la Sirenetta è sbagliata, ho detto che la versione cinematografica manda a farsi fottere il messaggio migliore. Checcazzo, passa solamente il concetto che Ariel vuole aprire le cosce – e siamo tutti d’accordo -, si innamora di un coglione – va bene pure questo -, e rinuncia alla voce per l’apparenza…
– Come quelle che partecipano ai talent show?
– Tolgono loro una dote per farle sembrare bamboline mute, no?
– Anche a quelle che cantano?
– Anche a quelle che cantano, sì. Non le sta ascoltando nessuno. Le stanno solo guardando, vogliono sapere quanti followers hanno su instagram, se si sono scopate uno dei giurati, quanti tatuaggi hanno addosso. Roba di gossip. Non c’entra niente il talento, solo competizione e chiacchiere.
– Già.
– E allora ‘fanculo, per me la versione della Sirenetta che non accoltella il principe è la migliore. E’ la più nobile tra le donne.
– In effetti, però muore. Vaglielo a dire a quelle che sperano in una felicità a buon mercato! A quelle che partecipano alle merdate televisive e magari ce la fanno a vincere qualcosa! Almeno loro godono…
– Ma c’è sotto la storia del “Dai, è tutto un circo, fai ‘sto gioco e poi torni ad essere seria! Guarda quella, guarda quell’altra, loro ce l’hanno fatta”. Non è deprimente?
– Non mi riguarda. Alla fine ognuno è libero di sprecare la vita come gli pare. E sentirsi re o regina per una notte, perché no?
– Certo, Corallo, capisco il tuo punto di vista. Solamente che provo a vederla anche in un altro modo. Ma a te, in fondo, non importa niente, no?
– So solamente che vorrei farmele tutte. Sirenette e non sirenette. Cazzo ce ne frega?!
– Corallo, e poi?
– E poi non lo so. Ma a ‘sto giro niente episodio corallino?!
– Sì, in effetti, potrei parlare di quella volta della festa in piscina.
– Ah, sì, per restare in tema acquatico.
– Quand’è stato?
– Anni fa.
– Lavoravo da poco per il Programma Tv con i tizi in giacca e cravatta. Un mio amico mi telefona e mi dice di accompagnarlo nella villa di certa gente. Arriviamo nel pomeriggio, fuori città. Una bella casa in campagna, sul retro il giardino con la piscina. Faceva caldo, forse era giugno. Sto là e dopo un po’ mi presentano la fidanzata di uno di quelli che avevano organizzato la festa…
– Sì, la ragazza con la faccetta da furba.
– Già, continuava a girarmi attorno. Si buttava addosso con la scusa di fare gli scherzi in acqua.
– Mmmm…
– Poi s’è fatta sera. Mi ricordo che era pieno di gente in giro, alcool dappertutto. Ad un certo punto me ne stavo sdraiato a bordo piscina con una bottiglia di vodka. Un po’ ne bevevo e un po’ ne sputavo addosso alle tipe in bikini che mi passavano di fianco.
– Eri una fottuta rockstar!
– Erano i tempi in cui scrivevo le avventure di Nelson Corallo* ma non avevo ancora capito che stavo diventando proprio come te.
– Diciamo che agivo nell’ombra.
– Fatto sta che la tipa continua a buttarsi addosso, mezza nuda e sempre bagnata. A un certo punto mi accorgo di essere troppo sbronzo, esco dalla piscina. E quella mi raggiunge sul prato. Solo che c’è sempre il tipo a controllarla a poca distanza. Così non riesco proprio a farmela, anche se è sempre là a portata di mano.
– E poi?!
– Mi vergogno a dirlo.
– Dai, cazzo!
– Ero ubriaco ed esasperato. Le ho dato un morso sul culo, le ho lasciato il segno, c’è stata mezza rissa e mi sono ritrovato a vomitare in una siepe. Il mio amico mi ha portato via di peso prima che mi sbattessero fuori loro.
– Che bellezza, no?!
– Già…
– T’hanno mai più invitato ad una di quelle feste?
– Mai più.
– E la tipa?
– Mai rivista. So soltanto che dopo un po’ ha tradito il fidanzato e l’ha mollato. Lui c’è rimasto sotto, un bel po’ sotto.
– Beh, c’era da aspettarselo.
– Sarà…
– Avere questo ricordo corallino, stai sicuro, ne valeva la pena. Sono i momenti d’ebbrezza che valgono sempre la pena. Eri vivo, Cristo di Dio! Eri vivo e spaccavi!
– Se lo dici tu, Corallo*.
– Beh? Preferiresti essere la versione Disney di te stesso?! Vorresti il buonismo ipocrita?!
– Non credo proprio.
– E allora?
– Magari la versione realistica di me stesso. Intanto ho appena scritto un altro pezzo sul Cinema di Corallo*. Settimana prossima ne scrivo ancora.
– Che film?
– “La vita di Adele”.
– E perché?
– Perché è la versione realistica di un Amore. Dopo l’infantilismo di “Titanic” e l’adolescenza de “La Sirenetta”, manca il capitolo su una donna adulta.
– C’è sesso?!
– Assai.
– E allora mi sta bene, baby.